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Piccoli appunti per la scelta del Punto Nascita

IMG_0119.jpgPersonalmente mi sono ritrovata a pensare all’ospedale un po’ tardino…e a dirla tutta, quando il pensiero mi affiorava mi dicevo che era ancora troppo presto per angosciarmi (che tanto, già al quarto mese di gravidanza, ci pensavano le persone intorno a me ad assillarmi, domandandomi: hai scelto dove partorire?). Poi, a pensarci bene, non sapevo quale potesse essere il modo migliore per avere delucidazioni riguardo ai punti nascita.
Le prime informazioni serie mi sono arrivate dal corso di preparazione al parto (che non smetterò mai di consigliare!): quali sono gli ospedali più vicini, la tipologia di parto sostenuta, presenza o meno della TIN (Terapia Intensiva Neonatale), l’organizzazione delle camere, le procedure burocratiche e non in merito al cesareo e alla epidurale, la metodologia per sostenere l’allattamento e così via.
Chiarimenti “informali”, chiamiamoli così, sono giunti naturalmente da amici, parenti e conoscenti: ognuno racconta la propria esperienza e le sue impressioni in merito ed è tutto molto bello ed interessante, ma complica parecchio l’idea che cerchiamo di farci in merito.

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Ulteriori notizie sono riuscita ad averle cercando su internet. Purtroppo gli ospedali di per sé non scrivono molto in merito ai loro punti nascita, si limitano a fare un elenco dei nomi del personale (che diciamocelo, importano il giusto, almeno in questi primi momenti) e il giorno in cui è possibile visitare la struttura (utilissimo da sapere; magari aggiungere qualche curiosità o alcune foto del reparto non sarebbe una cattiva idea).
Dunque, dopo aver provato di capirci qualcosa in modo autonomo e indiretto, consiglio di andare a visitare i punti nascita che hanno suscitano maggiormente il nostro interesse e/o che reputiamo comodi per tutta una serie di fattori (come ad esempio la praticità di essere accanto a casa).
Personalmente, mentre riuscivo ad avere informazioni sui diversi ospedali, mi sono resa conto che la mia attenzione si focalizzava sulle strutture che prediligevano una modalità alla nascita il più naturale possibile e che sostenevano l’allattamento al seno. Per quanto riguarda quest’ultimo, ma non ultimo aspetto, ho scoperto che esiste una lista degli “Ospedali Amici dei Bambini”: ossia quelle strutture sanitarie, riconosciute e sostenute dall’UNICEF, che promuovono l’allattamento materno rendendo i genitori protagonisti nelle scelte per l’alimentazione e la cura dei propri bambini. Sono stati individuati degli standard di buone pratiche che gli ospedali devono rispettare per continuare a far parte di questo programma internazionale, uno dei quali è il non accettare forniture gratuite o a basso costo di latte artificiale, biberon e tettarelle.
Insomma, la scelta della struttura sanitaria a cui affideremo noi stesse e il nostro bambino non è affatto semplice e scontata e non sapremo mai se sarà la decisione giusta finché non vivremo in prima persona l’esperienza unica del parto.
Ciò che mi sento di consigliare spassionatamente è: fidatevi delle vostre “sensazioni a pelle” e, ad un certo punto, i consigli degli altri lasciateli entrare da un orecchio e fateli uscire dall’altro.

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