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Mamma, io mi chiamo…

Amore, Tesoro, Pulce, Pulcino, Lenticchia, Fagiolino, Cucciolo…

Chi di voi non ha usato almeno una volta nella vita
un “nomignolo” per chiamare qualcuno?

Che sia un amico, il fidanzato, il marito, un bambino… I nomignoli fanno parte della nostra quotidianità. Sono l’espressione più semplice dell’affetto nei confronti di chi abbiamo accanto. Per quel che riguarda noi mamme, l’inventare nomignoli si unisce anche ad una trasformazione della voce a mo’ di cantilena, quello che gli esperti definiscono “mammese“, comprensibile solo a mamma e figlio. All’inizio questo tipo di comunicazione è utile e positiva, favorisce la comunicazione e il legame unico e speciale tra madre e figlio… Ma come in ogni cosa, basta poco per cadere nell’eccesso e sortire un effetto contrario a ciò che avevamo  in mente.

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Avete mai pensato a quanta importanza date alla scelta del nome del vostro bambino durante la gravidanza? Quel nome sicuramente avrà per voi un significato speciale, che sia di ricordi, di emozioni, lo state scegliendo per il vostro bambino , sarà la sua identità a vita. Vale davvero la pena “modificare” l’identità appena data solo per rendere un nome più o meno affettuoso?

Sono originaria del Sud, Patria dei nomignoli e vezzeggiativi: Antonio=Totò, Salvatore=Turuzzu, Michela=Lina, Teresa=Tetè, Giuseppe=Peppe e potrei continuare a ruota.

Davvero avete affidato a vostro figlio
un’identità preziosa per cambiarla alla sua nascita?

Vi è mai capitato, ad esempio, a scuola che un vostro compagno fosse chiamato nella quotidianità, in famiglia, con un “nomignolo” e non rispondesse all’appello in classe? A me sì, e credetemi, non è una cosa piacevole da vivere e a cui assistere.

Il nome di una persona è importante, direi fondamentale: una semplice “parola” racchiude in sé la storia di un individuo, a volte della sua famiglia d’origine, identifica la sua individualità. Che si tratti di un figlio, di un marito, di un compagno di classe, di un collega di lavoro: rivolgersi a qualcuno chiamandolo per nome è un modo per identificarlo in maniera positiva, per farlo sentire presente, per non etichettarlo con cognomi, con nomignoli o vezzaggiativi vari.

Le parole sono una delle armi più potenti che abbiamo come essere umani: possono curare o ferire, sollevare o abbattere. Il nome è il “vestito di festa” che ogni individuo indossa: nominarlo significa riconoscerlo, quindi rispettarlo, ascoltarlo…

Il nome di un uomo non è come un mantello che gli sta penzolante e che gli si può strappare o cacciare di dosso, ma una veste perfettamente adatta, o come la pelle concresciutagli che non si può graffiare senza far male anche a lui.
(Goethe)

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