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Dal sogno alla realtà…

Inizio già col dire che è un argomento molto duro per me, pertanto cercherò di raccontarvi in maniera reale e sincera ciò che è stata la mia esperienza. Sì, uso il passato non solo perché ormai Martino ha due anni e mezzo, ma perché la nostra esperienza “pelle a pelle” è durate veramente poco.

Partiamo dal principio.

Settimo mese di gravidanza, corso pre-parto. L’ostetrica ci descrive come si sarebbe svolto “in linee generali” il travaglio e il parto. La cosa su cui si soffermò e sulla quale ricadde la mia attenzione fu “quando il bambino nasce, si favorisce il contatto pelle a pelle per qualche minuto, assecondando il neonato nella ricerca del seno materno”. Mi si era aperto un mondo e non vedevo l’ora di trovarmi lì, proprio in quell’istante.

Nasce Martino, ore 9:30 del mattino.

Pelle a pelle di 30 secondi al massimo (è nato piccino e avrebbero dovuto fargli una serie di controlli). L’ho riabbracciato la sera, ore 18 circa. Ci ho provato per tutta la notte, tra il dolore dei punti e del cerotto sulla schiena, a farlo attaccare al seno. Ho chiesto aiuto ad un’infermiera di turno: mai l’avessi fatto (che poi tornassi indietro le direi tranquillamente, da collega, di cambiar mestiere). Ricordo bene la sua faccia infastidita quasi a dire “sei madre, dovresti saperlo“. Mi prese il seno, lo schiacciò con forza spingendo contro la testolina di Martino. E quando si rese conto che non era un “mio capriccio”, invece di aiutarmi e sostenermi mi rispose “se vuole le porto il biberon con l’aggiunta”.

Piansi, Dio solo sa quanto ho pianto.

Ma la mattina dopo arrivò lei, un piccolo Angelo vestito da infermiera. Ricordo le sue carezze, il suo abbraccio e soprattutto quelle parole “forza mamma, insieme ce la faremo”. Esce dalla camera e dopo qualche minuto torna con quelli che per me e Martino sono stati “fidati compagni di avventura”: i para capezzoli in silicone. Sono dei piccoli anelli di silicone con una sorta di capezzolo artificiale che si adattano perfettamente al seno facendo sì che il bambino si attacchi facilmente.

Allattamento

Ci hanno accompagnato per poco, purtroppo. Ho allattato Martino per soli 8 mesi. Ciò che posso assolutamente dire, anzi urlare, ad ogni neo mamma è: credeteci e fatevi aiutare. Non abbiate paura di chiedere aiuto, non siete “meno mamme”.

Allattare è una conquista che consta fatica e tanta forza.

Esistono persone specializzate e ambulatori dedicati che possono aiutare ogni mamma in questa splendida avventura. E, se Dio vorrà concedermi una seconda possibilità, ora so che posso farcela! 🖤

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