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Ragadi e desiderio di allattare.. Ve ne parla Sara





Uno dei miei sogni riguardo alla maternità era poter allattare. Oggi che sto scrivendo, Cosimo ha ormai 11 mesi e la notte lo allatto ancora, per cui è un sogno divenuto realtà.

L’allattamento come lo immaginavo era un momento magico, di profonda intimità e simbiosi; nella vita vera non ha deluso le mie aspettative, ma neanche è stato semplice come credevo.

Inizialmente la difficoltà stava nel capire se Cosimo si attaccava bene, se mangiava a sufficienza e così via. Poi, ad allattamento avviato e a 2 settimane di vita del mio pargolo, sono stata alle prese con vari incidenti di percorso, tra cui le ragadi.

Le ragadi sono piccoli tagli o abrasioni sul capezzolo, dovute nel maggior parte dei casi ad un attacco errato del neonato mentre si nutre. Il dolore è piuttosto intenso e poiché nei primi mesi di vita il bambino può chiedere di essere attaccato al seno anche ogni ora e mezzo (come è successo a me), il continuo allattare può rallentare la guarigione. Esistono svariati rimedi per curare le ragadi e credo non ne esista uno in particolare che sia valido più di altri, per cui bisogna procedere per tentativi.  Personalmente ciò che mi ha aiutata a guarire sono i seguenti passaggi:

 

  • In generale vale la regola che più si fa “respirare” le ferite, meglio è. Nel mio caso non ho potuto far altro che smettere di usare, temporaneamente, reggiseno e coppette assorbilatte, in quanto Cosimo è nato in gennaio e per via del freddo non potevo certo stare in canottiera. Diciamo che cercavo di vestirmi il più leggera possibile.
  • Se il neonato si attacca nel modo corretto al seno, la mamma non sente alcun dolore al momento dell’allattamento: è proprio così! Infatti prestavo molta attenzione e cura quando iniziavo ad allattare e se sentivo anche un lieve fastidio staccavo e riprovavo di nuovo.
  • Su consiglio dell’ostetrica e di alcune mamme ho provato ad utilizzare un olio a base di vitamine E, che ammorbidisce e lenisce le irritazioni del capezzolo. Ammetto che mi ha dato molto sollievo, ma allo stesso tempo l’ho trovato scomodo in quanto prima di ogni poppata dovevo toglierlo con dell’acqua…e tra la paura di scordarmene e l’insistenza di Cosimo nel richiedere il latte, alla fine erano più le volte che non lo mettevo!
  • Infine la svolta: i paracapezzoli in argento. L’argento ha proprietà antibatteriche e cicatrizzanti e nel mio caso è stato il rimedio più efficace e pratico. L’utilizzo è semplicissimo: i paracapezzoli hanno forma anatomica, per cui basta posizionarli sotto il reggiseno (io li mettevo tra la pelle e le coppette assorbilatte). E’ importante mantenere una buona pulizia delle ferite, per cui è bene lavare spesso i paracapezzoli e cambiare le coppette assorbilatte appena sono umide.

 

Lo ammetto, le ragadi, insieme alla mastite, agli ingorghi e così via, mi hanno messa a dura prova. Il dolore era molto intenso e sono stata lì lì per mollare. Oltre al forte desiderio di nutrire Cosimo con il mio latte, è stato fondamentale il sostegno del mio compagno e il supporto dell’ostetrica della ASL che mi ha seguito per i primi 3 mesi dopo il parto. Il consiglio che mi sento di dare, prima di tutti i rimedi pratici possibili e immaginabili, è di non scoraggiarsi, di avere pazienza e di circondarsi di persone positive, che siano in grado di supportarci qualsiasi cosa si decida di fare.

Inoltre ciò che mi ha aiutata ad andare oltre il dolore era il poter godere dei momenti unici passati con mio figlio mentre lo allattavo; soprattutto quando era piccolissimo, era come se ci chiudessimo in bolla e tutto il resto scompariva. E poi i suoi sguardi, mi faceva sentire speciale: come se fossi l’unica cosa al mondo che contasse (e forse era così in quel momento della sua piccola vita!). Per cui né le ragadi né qualsiasi altra cosa mi avrebbero dissuaso ad allattare. Ed oggi lo posso dire: sono fiera di me!



Sara

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