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Essere mamme: un peso per la società? L’esperienza di Sara





Quando è nato mio figlio, io sono nata come mamma. E’ disarmante come questo ruolo sia al tempo stesso bellissimo e spaventoso, soddisfacente e problematico, fortificante e destabilizzante. Il dono di dare la vita porta con sé l’opportunità di rimettersi in discussione e riorganizzare la propria esistenza, osservandola con lenti più mature e consapevoli; opportunità che non sono facili da cogliere e che necessitano la vicinanza di persone che ti sostengono in questo nuovo cammino: familiari, amici, professionisti,…la società intera dovrebbe prendersi a cuore le mamme (le famiglie in generale), perché una mamma che non si sente sola nel affrontare il suo difficile ruolo, è una mamma che cresce bimbi sereni (che saranno poi cittadini per bene).

Eppure devo essere sincera, al di fuori della mia famiglia e dei miei amici, non mi sono sentita protetta e tutelata, anzi. Più spesso mi sono sentita sola, poco informata e lasciata a me stessa: tutte sensazioni che riesci ad identificare lentamente e che inizialmente  possono essere confuse con l’idea che non riusciamo bene nel nostro ruolo genitoriale. Ecco allora che ci sentiamo incapaci e quindi un peso per la società. Ma questa non è altro che una percezione, non riflette la realtà. Credo sia il contrario: il sistema che dovrebbe accompagnarci nella sfida educativa è diventato una zavorra, poiché poco si interessa, poco ci aiuta e altrettanto meno valorizza le famiglie nascenti.

Fortuna che siamo donne, esseri profondamente intelligenti, che con il passare del tempo, scomparsa (almeno in parte) la stanchezza del post parto, torniamo lucide e capiamo che il vero problema non siamo noi, ma il nostro paese. Perché siamo onesti: l’Italia non è un paese a misura di mamma.

Il nocciolo del problema si potrebbe definire “ancestrale”. Le difficoltà sorgono molto prima di diventare genitore, già da quando iniziamo anche solo a pensare di avere un bambino e si presentano in ogni ambito della nostra vita: lavorativo, economico, relazionale, organizzativo-familiare, etc. Ce la faremo con le spese? Ho un contratto lavorativo che prevede la maternità? Abbiamo un aiuto per gestire il bambino quando dovrò tornare a lavoro? Ci sono nidi comunali nelle vicinanze? E se il bimbo si ammala? Queste sono solo alcune delle domande che una coppia si pone quando inizia a parlare di estendere la famiglia e spesso le risposte (in quanto non pervenute) porterebbero a rinunciare al sogno di diventare mamma e papà poiché non siamo sostenuti nel compiere questo passo. Eppure eccoci qui, siamo sopravvissuti, stiamo sopravvivendo e felicemente. Mettere al mondo un figlio, oggi, è da definire come “atto di coraggio”

La verità è che la nostra società non ci merita perché non riesce a vedere le nostre potenzialità di donne, incrementate dall’esser diventate mamme: non solo riusciamo a far bene due cose contemporaneamente, ma anche tre o quattro. In pochissimo tempo riusciamo a sbrigare molti compiti diversi,  cose che neanche un velocista riuscirebbe a fare. Il tutto fatto con amore e spirito di sacrificio. Non è forse di questo che il mondo ha bisogno: persone che allo stesso tempo riflettono ed agiscono e nel mentre non dimenticano di metterci passione e amore.

La mia esperienza di mamma e di donna mi sta insegnando a cambiare prospettiva, ad osservare le cose dall’alto…ed i miei occhi vedono che la società fa orecchio da mercante, non ascolta i bisogni delle famiglie e così facendo non fa altro che remare contro se stessa. Nel frattempo noi mamme, insieme ai papà, facciamo del nostro meglio per rimediare alla mancanze altrui, ma non scordiamoci di far sentire la nostra voce, fosse mai che prima o poi qualcuna la ascolti!




Sara

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