Close

L’importanza della famiglia vicina





Avere due bimbe e’ stata forse l’avventura piu’ eccitante e straordinaria della mia vita… pensavo cosi’ dopo aver avuto Nicole, la mia seconda bimba. Non potevo immaginare che il bello doveva ancora venire.

Ci eravamo appena trasferiti a Roma, dopo l’ennesimo trasloco, finalmente una casa veramente nostra: nuova, molto carina, arredata tutta da me, progetto di ristrutturazione importante progettato da me, scatoloni, scatoloni, scatoloni… come sempre. Ero stanca ma felice, forse stavamo per mettere un punto finalmente, stavamo creando una base che sarebbe durata qualche anno, stavamo forse mettendo radici. Giulia 4 anni, Nicole 2 appena compiuti. Sono fuori dal tunnel, vedo la luce, pensavo… perche’ diciamocelo, avere dei figli e’ straordinariamente bello ed eccitante, ma quando iniziano ad essere un pochino indipendenti e noi ritorniamo ad essere noi stesse, fisicamente e mentalmente ( credo che le mamme siano tutte un pochino fuori di testa… nel senso buono eh) la maternita’ diventa ancora piu’ divertente!

“Devo cercare un lavoro, siamo a Roma, qualcosa trovero’”, pensavo! “Devo solo perdere gli ultimi chili che mi son rimasti e poi saro’ ok!” “Devo solo svuotare gli ultimi scatoloni e pi mi godro’ finalmente questa casa!” Passo’ un anno cosi’, tra corse all’IKEA, diete estenuanti, nuove e belle amicizie, nuove scuole… tutto stava prendendo una piega! Decidemmo cosi’ di celebrare quell’anno stancante ma cosi’ pieno di soddisfazioni con una bella vacanza estiva: non potevamo allontanarci per problemi di famiglia, mia suocera affrontava un tumore ed io e mio marito lottammo duramente per e con lei. Andammo per pochi giorni a Milano marittima! Ricordo che ero seduta sul lettino e chiacchieravo con mio marito, guardavo Giulia e Nicole giocare a riva, da sole, come due bimbe grandi, non mi sembrava vero,! Al mattino presto prendevo la bici e andavo a far la spesa e quel venticello fresco di primo mattino aveva il sapore della liberta’! L’Estate fini’, tra ultimi bagni, zaini pronti, grembiulini nuovi e… un ritardo! No, non mi e’ mai successo, ho avuto due ritardi nell mia vita: uno si chiama Giulia  e l’altro Nicole! “Hai esagerato con la tua dieta, parlane con il tuo nutrizionista!” Mi diceva mia sorella per tranquillizzarmi!

Morale della favola: scoprii di essere incinta! Fin da subito capii che sarebbe stata una bambina e che l’avrei chiamata Cecilia, non chiedetemi come e perche’, lo sapevo e basta!

Mi convinsi che ce la potevo fare, anzi la mia mamma, le mie sorelle e mio marito si convinsero che ce la potevo fare, che in fondo Roma non e’ lontana da Formia e mamma poteva venire ad aiutarmi, che io ero una brava mamma, mi dicevano, che avrei saputo come gestire la situazione… “ noi verremo tutte le settimane da Formia, e’ solo un’ora di treno, stai tranquilla!”.

No, non ando’ cosi’! Quella minima distanza che tanto mi rincuorava e che mi diede la forza di superare una terza gravidanza, seppur semplicissima, senza difficolta’ alcuna, a parte i soliti 25 kg di troppo, come per le altre due, divenne improvvisamente una distanza irraggiungibile, dall’altra parte del mondo.

Mio marito un giorno venne, con aria preoccupata e timorosa, mi disse che era stato nominato per un incarico all’estero! Io, incredula, chiesi estero  dove, lui mi guardo’ e disse: Virginia!

Io non avevo idea di dove fosse, sapevo che era da qualche parte li’ negli Stati Uniti e gli ricordai che ero incinta di 7 mesi e mezzo! Lui convinto dell’esperienza incredibile, unica nella vita, non so ancora come, con l’aiuto di mia sorella piu’ grande, mi convinse a partire.

Nacque Cecilia, un parto semplice, da esperta ormai, una bimbona di 4 kg, bella come il sole, bianca e rossa, sembrava una bimba delle favole! Finalmente una che somiglia a me, dissi, anzi a tutta la mia famiglia, chiara, bionda, con gli occhi azzurri!

Un momento di gioia estrema, velato dalla malinconia di un saluto imminente. Sapevo che stavo spezzando il cuore a tanti: alla mia mamma, la Nonna per eccellenza, che pur conoscendo il suo dolore, mi disse che dovevo seguire la mia strada e che quell’esperienza me la meritavo, finalmente, dopo tanti sacrifici, che quello era un premio e che mi avrebbe dato tanto. Mia sorella Sarah, la piccolina di tre sorelle, dieci anni piu’ piccola di me che alle mie bambine era legata da un filo unico, speciale, le ha viste nascere, crescere, ha colmato tanti vuoti che il papa’, partendo per lunghi periodi, lasciava, con l’allegria tipica di una zia giovanissima, la complicita’ del nascondere le marachelle a mamma, la pazienza infinita che solo una zia puo’ avere, la dolcezza che solo una zia devota puo’ avere e  l’amore di una zia che ha un sapore ed un calore diverso da quello delle mamme, e’ un rifugio, una consolazione, una risata forte che non riesci a far smettere come quando qualcuno ti fa il solletico e ridi, ridi di pancia e vorresti non smettesse mai, e’ la sicurezza di quelle braccia cosi’ giovani ma gia’ cosi’ esperte e per la mamma… e’ il poter pensare “ ok mi posso lasciar andare un attimo, posso chiudermi in stanza, buttarmi sul letto, chiudere gli occhi per 5 minuti, fare una doccia, tapparmi le orecchie, cantare, piangere, telefonare alla mia amica di sempre… tanto e’ arrivata la zia e loro gia’ ridono!”

Quando Cecilia aveva quasi tre mesi prendemmo un aereo grande, enorme, tra l’eccitamento delle altre due bimbe, la tristezza dei miei familiari nel vederci andar via all’aereoporto e le mie mille paure.

Avevo paura, certo, ero arrabbiata anche! Perche’ proprio adesso, mi chiedevo continuamente, perche’ proprio ora che avevo un grandissimo bisogno di loro, di tutti loro!

No, non potevamo farcela da soli, ne ero convinta! Io avevo partorito da pochissimo, ero ancora fragile, insicura, 12 kg di troppo! Come avrei affrontato tutto quello che ci aspettava: paese sconosciuto, lontano, senza conoscere una parola d’inglese, come avrei comunicato con la pediatra e le vaccinazioni, saranno diverse e lo svezzamento, come faro’ a fare il brodo vegetale, ci saranno le stesse verdure? L’aria… si l’aria sara’ diversa? Insomma mi spaventava tutto… perfino l’aria!

Tutto questo perche’ ero la mamma di una neonata! Ero certa che se fossi partita con tre bimbe dai 2 anni in poi, non mi avrebbe spaventato nulla e probabilmente alla notizia della partenza avrei fatto i salti di gioia.

Sono una persona molto indipendente, mi sposto da un posto all’altro con estrema facilita’ da quando avevo 20 anni, mi piace riorganizzare vita e case, non mi fa paura… anzi! Ma non dopo aver partorito: quello e’ il momento in cui punto i piedi per terra, il momento in cui ho bisogno di certezze, di volti familiari, di sicurezze. Non devo sentirmi sola, mi conosco, ho bisogno di sapere che ad una certa ora il campanello suonera’ e sara’ la mia mamma o mia sorella o mio padre o la mia amica di sempre, persone fidate, che mi conoscono bene, che non mi giudicano, a cui posso dare in braccio il mio gioiellino prezioso! Avevo vissuto l’esperienza della solitudine dopo aver avuto Giulia, la mia prima bimba, avevo sofferto tanto ed ero in Calabria, a  5 ore da Formia, come avrei fatto sola dall’altra parte del mondo?

Mio marito e’ un ottimo papa’, un marito collaborativo, presente e responsabile, lui mi rassicurava che avrebbe fatto ancora di piu’ in quella circostanza, che si sarebbe alzato sempre lui di notte, che avrebbe fatto la spesa, preso cura della casa, seguito le altre due bimbe… si, era importante tutto questo ma chi mi avrebbe dato il sollievo di una risposta sicura ad ogni domanda, il sollievo di due braccia sempre pronte a tenere la bimba dopo la poppata, il sollievo di uno sguardo di una donna, che ha cresciuto tre figli, che ti ama solo come una mamma sa fare e che conosce bene quella stanchezza.

Chi mi avrebbe dato la leggerezza di una pausa tra un caffe’ decaffeinato ed una risata “scema”, di un pettegolezzo inutile, tanto per ridere, lo svago di un sito internet di shopping con il dubbio amletico sulla scelta di una borsa o un’altra, il tentativo di farti sentire di nuovo donna con la bacchetta magica di mia sorella, la piastra per i capelli: “ Anna sei messa male, vieni qui che ti sistemo un po’ e se non piange, facciamo pure il semipermanente alle mani!”.

Sono sempre stata molto pratica, capace fin dalla prima bimba, a fare bagnetti con disinvoltura, pappe, ruttini, gestire colichette e risvegli notturni, forse perche’ fin da bambina, quando a 10 anni diventai sorella maggiore e smisi di essere solo “ la seconda” vivace e pestifera, feci grande pratica, ma la lontananza dalla mia famiglia era per me un grande ostacolo da superare.

Come ho fatto? Ho pianto, tanto, ho riso, tantissimo per nascondere alle mie bimbe che avevo pianto!

Ho accettato che la mia famiglia mi aiutasse a miglia e miglia di distanza e attraverso lo schermo di un computer. Loro erano li’, sempre pronti a darmi la parola giusta, a canticchiare una canzoncina a Cecilia, seduta sul tappetone, mentre io andavo fuori la porta ad accompagnare le bimbe sullo school bus, ad essere fieri di me mentre, durante la nostra chiamata su Skype, bussavano alla porta ed era il tecnico venuto ad aggiustare qualcosa in casa ed io sapevo gia’ farmi capire in inglese, facendomi sentire brava e capace, tenendomi compagnia durante le notti in cui, rimasta sola, per un viaggio di lavoro di mio marito, grazie alle 6 ore di fuso orario, mia mamma era gia’ in cucina a bere il suo caffe’, mentre io iniziavo la mia nottata insonne.

Mese dopo mese, raccoglievo forze ed energie, parlavo in inglese, avevo tanti amici, tanti vicini, il mio spermercato di fiducia che mi aveva dimostrato che le verdure ci sono anche in America e, udite udite, sono uguali alle nostre, avevo messo in chiaro con la pediatra che avrei seguito lo svezzamento all’italiana e mi chiese addirittura di scriverle uno schema perche’ era affascinata dal nostro metodo e voleva approfondirlo, avevo il parmigiano Reggiano, quello vero, con il marchio del consorzio, i biscottini Plasmon che mia mamma mi spediva dall’Italia, un’amica speciale, Elena, conosciuta per caso solo perche’ entrambe italiane che in pochissimo tempo divenne il mio angelo custode, una sorella, una zia per le mie bimbe, due braccia sicure a cui dare il mio gioiellino prezioso… Cecilia e che faceva ridere a crepapelle, come quando qualcuno ti fa il solletico, i miei altri due gioiellini, Giulia e Nicole.

Persi i chili di troppo, Cecilia aveva un anno ed io mi sentivo forte, come non lo ero mai stata, grata per la mia famiglia di origine e per quella che io e mio marito avevamo messo su, felice per aver scelto di andare in America con lui, in quel paese che tanto mi ha chiesto all’inizio ma che tanto mi ha lasciato alla fine.

Ero pronta a vivere fino in fondo quell’ esperienza, niente mi spaventava, ero a mio agio tra la gente ed orgogliosissima delle mie tre bimbe… fu cosi’ che ci preparammo per partire per il nostro primo, lungo, avvincente, indimenticabile road trip in Florida, Key West a cui ne seguirono poi molti altri.

Annalisa

 

 

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: