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Quando la tristezza non ci fa godere il momento





Finalmente è giunto il momento tanto atteso… si torna a casa.

Quando è nato Pietro non vedo l’ora di iniziare la nostra vita a tre, ero emozionata dell’arrivo del nostro piccolo ometto ma allo stesso tempo l’ansia e la paura del non saper gestire un neonato, un marito ed una casa, avanzavano sempre più.

Appena rientrati nel nostro nido d’amore, parenti e amici facevano a gara per venirci a trovare e nonostante la stanchezza, era sempre un piacere riceverli in casa, anche se a volte era disordinata.

Ma il momento più brutto doveva ancora arrivare.

Ogni mattina, quando Luca usciva di casa per andare a lavoro, ero consapevole che avrei affrontato un’altra lunga giornata fatta di poppate, di pianti (miei e suoi), di piatti non lavati, di lavatrici da stendere, e non sapevo se sarei arrivata  (sana di mente) a fine giornata.

Il primo mese è stato quello più difficile, l’allattamento al seno non si avviava, ero tormentata dal pensiero “non sono in grado di allattarlo”, dai giudizi della gente perché mi vedevano con un biberon in mano, dal “non sentirmi all’altezza” della situazione, del ruolo di madre, dal non riuscire più a gestire tutti gli impegni e le attività quotidiane come ho sempre fatto. Ogni giorno era una lotta con me stessa, ogni giorno piangevo perché non riuscivo a gestire tutto quanto, perché avrei voluto fare molto di più ma non ce la facevo e la stanchezza era sempre lì,  non mi mollava mai. Ma non potevo continuare così, non potevo continuare a piangere perché non riuscivo più ad essere la Sara di un tempo, quella ultra organizzata, quella che ha sempre tutto sottocontrollo e la casa linda e pulita. Dovevo cambiare e dovevo farlo il prima possibile,  sia per mio figlio che per me stessa (e la mia salute mentale).

Così ho iniziato a chiedere aiuto a chi mi stava vicino, ho iniziato a delegare e a coinvolgere nelle faccende domestiche anche mio marito ed ho iniziato a fregarmene delle lavatrici da stendere o dei panni da stirare, preferivo passare del tempo a coccolare Pietro, a godermi i suoi sguardi e sorrisi che erano diventati la mia forza per affrontare la giornata.

Ho capito che non mi stavo godendo il momento, che non mi stavo godendo mio figlio ed il tempo trascorso con lui e questo cambio di prospettiva mi ha cambiata.

Intendiamoci sono sempre la Sara super organizzata che vorrebbe la casa linda e pulita ma ho imparato che esistono gli imprevisti nella vita, che se non riuscirò a stirare oggi lo farò domani e se non ci riuscirò domani lo farò il giorno seguente, altrimenti incaricherò il marito nel farlo.

I primi tempi non sono facile, vorremmo gestire tutto, vorremmo mostrare al mondo intero e a chi ci sta accanto che siamo delle buone madri, che non ci facciamo sfuggire nulla, che siamo “tuttofare” e non ci serve l’aiuto di nessuno, ma la realtà è ben differente e se abbiamo la fortuna di avere parenti e amici al nostro fianco, chiediamogli una mano, fidatevi saranno ben felici di aiutarvi.



Sara

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