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La gravidanza di Roberta





Sono le 5.30 dell’8 marzo 2016,  non sono riuscita a chiudere occhio, so che ci sei, ma ho paura di scoprire che non è così, che le mie sensazioni ed il mio corpo mi hanno ingannato.

Ieri sera, di nascosto, ho comprato un test di gravidanza, non ne ho fatto parola con nessuno perchè ho solamente un giorno di ritardo e non voglio farmi prendere per pazza.

Le 5.45, sembra passata un’eternità da quando ho guardato l’ultima volta l’orologio, mi alzo, scendo giù in soggiorno e prendo il test che giace dentro la mia borsa porta fortuna.

Risalgo in camera e vado in bagno, il tuo papà dorme profondamente, faccio il test e aspetto, un tempo che sembra infinito ma breve, la seconda linea rosa appare: decisa e marcata.

Ci sei.

Lo sapevo.

Sorrido, prendo l’astuccio e scrivo su un foglio “Papà, siamo Incinti”, accendo una luce tenue, e sveglio il tuo papà (tenendo il foglio all’altezza del mio viso) che, incredulo, mi abbraccia fortissimo.

Io piango dall’emozione e penso che è il nostro primo abbraccio in tre.

 

 

E’ così che è iniziato il mio viaggio più bello, quello della gravidanza e, poi, della maternità.

Sono stati 9 mesi meravigliosi, lunghi e veloci, carichi di aspettative e di ansie.

Ho avuto le nausee mattutine, pomeridiane e serali (insomma, quando capitava), per cinque mesi e mezzo poi, improvvisamente, da un giorno all’altro sono scomparse e per me è stato tutto ancora più bello, perché ho potuto godermi pienamente il mio stato di grazia senza fastidi e difficoltà.

Infatti, ho avuto una gravidanza semplice, da manuale: ho preso pochi kili (esattamente 7,5 kg), l’agilità non mi ha abbandonata nemmeno negli ultimi giorni e, aggiungerei per fortuna, visto che due settimane prima che nascesse Alesandro abbiamo traslocato nella nostra attuale casa.

Ho anche potuto seguire i lavori di ristrutturazione e, tra una visita e l’altra, ho potuto scegliere materiali, pavimenti, mobili e colori delle pareti.

Ho sofferto più per il caldo afoso della mia amata Sicilia che per il pancione.

Essendo, però, una persona ansiosa ho dovuto fare i conti con questa mia caratteristica, che poi, credo, che soprattutto con la prima gravidanza siamo tutte un po’ preoccupate perchè non sappiamo bene cosa possa essere naturale o meno.

Ogni mese attendevo la visita di controllo con un’eccitazione inspiegabile, l’idea di vedere il mio piccolino mi rendeva la persona più felice del mondo, allo stesso tempo, però, avevo la costante paura che qualcosa potesse andare male.

Questa sensazione, ahimè, mi ha accompagnata fino al giorno del parto che, invece, è stato intenso ma breve.

Ricordo con tenerezza come le mie giornate fossero scandite dai dolci movimenti di mio figlio, la fierezza ( ed i sospiri di sollievo) che provavo quando il nostro ginecologo ci diceva che era un bambino sano e molto vivace (cosa che non è cambiata) ed il cuore in gola ogni volta che ritiravo le analisi dal laboratorio.

Avevo paura che la felicità piena e totale che stavo vivendo potesse essere “sporcata” o annientata!

Questo, per me, è stato l’unico neo della mia gravidanza: non averla vissuta con più serenità.

Se un giorno dovessi avere, nuovamente, questo privilegio lavorerei, senza ombra di dubbio, su questo aspetto per assaporare pienamente ogni attimo di quei momenti magici ed irripetibili.

Ad oggi posso dire che ogni tanto sento la mancanza del pancione, anche se Alessandro ha superato ogni mia aspettativa sulla maternità, rendendomi una mamma felice ed innamorata pazza di lui!




Roberta

 

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