Close

Cicogne in missione

Stork nella versione Americana e Cicogne in missione in quella italiana, e’ un film d’animazione uscito nel 2016.

Il venerdi’ sera e’ la nostra movie family night: ceniamo presto, pop corn e tutti sul divano a guardare un film o un cartone per tutta la famiglia. Fin da quando Giulia e Nicole erano piccoline abbiamo avuto questa tradizione del film per la famiglia, da guardare insieme, il venerdi’ sera. Andammo a vivere in America per qualche anno e li’ si aggiunse anche la piccola Cecilia che, fin dall’inizio, si rassegno’ all’idea.

Di solito e’ il papa’ a scegliere il film o il cartone da guardare: il venerdi’ pomeriggio mi presenta una rosa di films ed io, in base al trailer o alla trama, scelgo poi quello da vedere.

Quando mi propose Stork, Cicogne in missione, ero molto scettica, non amo i film o i cartoni demenziali e quello aveva tutta l’aria di esserlo.

Arrivo’ il nostro venerdi’ sera, pop corn pronti, tutti sul divano!

Il mio scetticismo non spari’ immediatamente, continuavo a pensare che fosse un po’ demenziale.

Una grande, enorme azienda di cicogne che consegnava bambini e che, per adeguarsi ai tempi moderni, si era trasformata in un’azienda tipo Amazon.

L’obiettivo era soddisfare il piu’ possibile la clientela ultraesigente, con consegne perfettamente in tempo e un livello altissimo di tecnologia. Dinamiche aziendali spietate e umane, cioe’ uguali alle nostre quindi a volte anche disumane, direi. Un unico errore, commesso tanti anni prima: una bimba, diventata una ragazza, non consegnata alla sua famiglia e che, vissuta all’interno dell’azienda, vuole a tutti i costi essere una cicogna e consegnare pacchi.

Un giorno, mentre svolge un finto incarico, datole solo per non ferirla con un licenziamento che sarebbe stato troppo insensibile, non avendo, per colpa loro, una famiglia, riattiva la macchina che crea bimbi, tanti, tantissimi, bimbi… tutti da consegnare!

Intanto nel mondo umano ( se cosi’ possiamo ancora definirlo) una famiglia moderna: mamma lavoratrice, papa’ lavoratore, bimbo figlio unico!

Il bambino chiede disperatamente un fratellino ai suoi genitori, cerca di far capire loro in ogni modo che ha bisogno di un compagno di giochi, di avventure, ma loro, presi dal lavoro e spaventati dall’idea di un rallentameto dovuto da un’altra maternita’, ignorano la sua richiesta. Un giorno, per caso, il bimbo scopre dell’esistenza di questa azienda di cicogne che consegnano bambini, scrive loro una lettera, precisando le caratteristiche che deve avere il suo fratellino e si mette all’opera per la costruzione di un marchigegno che possa facilitare la consegna del fratellino alle cicogne.

Il papa’ per primo,la mamma poi, inteneriti dalla forza di volonta’ del loro bimbo, nel desiderare cosi’ tanto un fratellino, lo aiutano a costruire questa pista di atterraggio per la cicogna, certi pero’ che non accadra’ mai. Loro non possono e non vogliono allargare la famiglia, sarebbe bello si, ma proprio non possono rinunciare allo “stato di grazia” che, dopo tanti sacrifici, hanno finalmente raggiunto.

Inizia una missione per la ragazzina-cicogna che a tutti i costi vuole consegnare una bimba alla propria famiglia di appartenenza e per il ragazzino che desidera a tutti i costi un fratellino.

Non posso dirvi come finisce, vi ho gia detto troppo, posso pero dirvi se il mio scetticismo e’ andato a diminuire o no.

Ebbene si… sono andata oltre alle cicogne parlanti, alla macchina che fa bambini, ho pensato al grande desiderio del bimbo di avere un compagno di giochi, al fatto che sia proprio lui a desiderare che la famiglia cresca e a chiedere ai genitori, devoti al proprio lavoro, piu tempo da dedicare a lui e alla famiglia, all’intento disperato della ragazzina di consegnare a tutti i costi il fagottino alla famiglia di appartenenza e nella ricerca della sua famiglia, mai conosciuta!

Al centro di questo cartone, tra cicogne, lupi e macchine sforna bambini, c’e’ il desiderio di famiglia, quel luogo in cui ci si sente simili, uguali, accomunati dal senso di appartenenza e che nessuna macchina, azienda o apparecchio ultratecnologico potra’ mai sostituire!

Annalisa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: