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Allattamento: la mia esperienza in ospedale





Sembra ieri, eppure sono passati quasi 5 anni e mezzo da quel 17 luglio caldissimo nel quale venne alla luce Pietro, il nostro primo figlio.
Io ero una ragazzina di 27 anni, stanchissima per il lungo travaglio che aveva preceduto un parto non proprio facilissimo; ero riuscita ad affrontare tutto solo con le mie forze, senza il sollievo dell’anestesia, perché nell’ospedale dove avevo deciso di partorire era concessa solo in caso d’emergenza.
Ma non mi interessava più di nulla…ero felice con il mio bimbo tra le braccia e da quel momento potevo solo pensare a riposare e dedicarmi a lui, il dolore era solo un vago ricordo…
Da quello che avevo appreso durante il corso preparto, sapevo di dover attaccare al seno subito Pietro.
L’ostetrica durante il corso preparto mi aveva molto motivata all’allattamento al seno ed io ingenuamente pensavo che sarebbe stata una cosa molto naturale; ero molto ferrata sulla teoria di come attaccare Pietro per non farmi uscire le ragadi, ero pronta con gli asciugamani per ammorbidire il seno quando il latte sarebbe cominciato a scendere…Insomma, mi sentivo sicura che sarebbe andato tutto bene!
Purtroppo non avevo fatto i conti con la realtà!
Quando mi portarono Pietro erano passate diverse ore dal parto, perché lui era dovuto stare in osservazione.
Appena arrivò cercai attaccarlo al seno: ma io non riuscivo a stare seduta per i punti che avevo, la sua mandibola era piccolina e i miei capezzoli erano introflessi, per cui non riusciva a stare attaccato.

Dopo qualche tentativo lo lasciai dormire, e mi ripromisi di provare più tardi magari con l’aiuto di un’ostetrica.
Arrivò la sera, passò un’ostetrica, provò a far attaccare Pietro, ma mi disse che era un po’ pigro e i miei capezzoli introflessi non aiutavano. E andò via, dicendomi che il giorno seguente avremmo riprovato.
Il giorno successivo stessa cosa, con la differenza che Pietro cominciava a lamentarsi. Io provavo, ma lui nulla, non riusciva ad attaccarsi bene e si spazientiva.
Arrivata sera montò di turno un’ostetrica che nemmeno ci provò ad aiutarmi: mi chiese se Pietro si fosse attaccato e quando sentì il mio racconto mi disse solo che mi avrebbe preparato il biberon perché sicuramente il bambino aveva fame e non poteva rimanere così tanto tempo senza mangiare.
Quella fu la prima prova dura alla quale fui sottoposta: al corso preparto l’ostetrica ci aveva spiegato che il latte arriva fisiologicamente dopo qualche giorno dal parto, e che i bimbi hanno lo stomaco piccolino quindi anche le poche gocce di colostro che prendono nei giorni che precedono la montata lattea a loro bastano; è la natura ad essere perfetta così.
Quindi la teoria la sapevo, ma la realtà è un’altra cosa: c’è l’inesperienza, la paura di sbagliare, gli ormoni in subbuglio, persone che invece aiutarti dicevano ognuna una cosa diversa!
Decisi comunque di fidarmi dell’istinto di madre, anche se inesperta, e riprovai ad attaccarlo al seno… Non si attaccava benissimo, ma un po’ di colostro lo prese e si addormentò.
La mattina seguente ero in dimissione! Felice di tornare a casa finalmente con il mio bimbo! Ma mi accorsi che il seno cominciava a lievitare e ad indurirsi: provai ad attaccare Pietro, forte del fatto che la sera prima ci ero riuscita. Ma nulla…il seno era duro e lui faceva ancora più fatica di prima.
Provai a bagnare degli asciugamani con l’acqua calda da mettere sul seno, come consigliato al corso preparto, ma senza successo: l’acqua non era abbastanza calda e non succedeva nulla.
Passò un’ostetrica per le dimissioni, mi sentì il seno e mi disse che era già troppo duro e avrei dovuto spremerlo manualmente, e se ne andò, senza dirmi come fare.
Il ritorno a casa con Pietro purtroppo non fu dei migliori: mi ricordo che piangevo dal dolore e dicevo che in confronto il parto era stata una passeggiata. Arrivò mia madre con il paracapezzoli, che in teoria avrebbe dovuto aiutare Pietro ad attaccarsi meglio, vista la difficoltà che lui aveva. Un po’ meglio ma putroppo non bastava per la montata lattea che stavo avendo. Allora provai con il tiralatte. Anche lì andò un po’ meglio, e Pietro dal biberon beveva sicuramente meglio rispetto a come si attaccava al mio seno.
Un po’ sollevata, mi stavo arrendendo al fatto che mi sarei tirata il latte finchè avessi avuto la forza, e gliel’avrei dato con il biberon pur di allattarlo con il mio latte che nel frattempo era arrivato a fiumi.
Il giorno seguente decisi di andare al consultorio dove avevo fatto il corso preparto, perché il seno, nonostante tirassi il latte con il tiralatte rimaneva duro, faceva male e cominciava ad essere caldo.
Lì incontrai un’ostetrica che per me è stata un angelo: mi controllò il seno, mi disse che era assolutamente da svuotare perché rischiavo la mastite e con il seno così era normale che Pietro non riusciva ad attaccarsi.
Mi insegnò come fare per svuotarmi manualmente il seno, lo ammorbidimmo e solo a quel punto cominciò ad attaccare Pietro.
Ebbe tantissima pazienza, rimasi lì tutta la mattina, perché Pietro in tutto questo non ne voleva sapere! Ma alla fine lei trovò il modo di attaccarlo: mi ricordo solo che ebbi una sensazione meravigliosa! Un contatto che non avevo mai sentito prima! E da lì la certezza che stava ciucciando davvero da me! Il seno nel giro di poco si svuotò perché, a differenza di quello che fino a quel momento mi avevano detto tutte, Pietro sapeva ciucciare e aveva una suzione bella forte!
L’allattamento con Benedetta e Beatrice è andato decisamente meglio, come è normale che sia!

Avevo l’esperienza di 9 mesi di allattamento di Pietro, sapevo cosa fare e cosa non fare! Sapevo anche di non dovermi fare condizionare dall’ambiente circostante, che l’istinto di mamma quasi mai sbaglia anche senza esperienza… Ma con il secondo figlio i “consigli” esterni sono fortunatamente minori!
Benedetta prese il mio seno fino al compimento dei 15 mesi, quando rimasi incinta di Beatrice. E ora Bea ha 7 mesi e finchè le forze me lo consentono cercherò di allattarla come ho fatto con i fratelli!




Giulia

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